Tjeknavorian interpreta due anime complementari della musica del primo Novecento: da un lato la tensione trascendente e simbolista, dall’altro l’energia del virtuosismo. Nel
Prélude à l’après-midi d’un faune, Debussy concepisce una nuova idea di suono, che si traduce in un arabesco sonoro libero e fluttuante, immerso in una dimensione sospesa e allusiva. A questa visione si affianca il
Poema dell’estasi
di Skrjabin, in cui l’ebbrezza sonora generata da un organico orchestrale di dimensioni colossali diventa esperienza mistica e totalizzante. In contrasto, il
Terzo concerto
di Prokof’ev, affidato al pianoforte di Alexandra Dovgan, riporta la musica a una dimensione concreta e pulsante, dove brillantezza, ritmo e ironia si intrecciano in un gesto di vitale energia virtuosistica.