Orchestra Sinfonica di Milano - Articoli

Intervista a Emmanuel Tjeknavorian

Nuovo Direttore Musicale dell'Orchestra Sinfonica di Milano

Pubblicato il 30/01/2024

Il giornalista Massimo Bernardini ha incontrato il M° Emmanuel Tjeknavorian qualche giorno prima della sua nomina ufficiale a Direttore Musicale dell'Orchestra Sinfonica di Milano per due chiacchiere su presente e futuro. 
Si sente più un musicista armeno o austriaco?
Mi sento un musicista viennese! Ho origini armene, questa radice si conserva sotto la forma dell’amore per l’elemento folkloristico.

Qual è la sua reazione rispetto a questa nomina e qual è il suo progetto per l’Orchestra Sinfonica di Milano?
Innanzitutto, mi sento sopraffatto dall’emozione per questa nomina, è la mia prima Direzione Musicale, è un po’ come il primo matrimonio (ride, ndr). E’ un sogno divenuto realtà. Sono stato direttore ospite di tantissime istituzioni musicali in giro per il mondo, ma per me l’Orchestra Sinfonica di Milano ha qualcosa di speciale: dopo le prove del concerto che ho diretto nell’ambito della scorsa Stagione (“Mille e una notte”, un programma che affiancava la 
Pavane pour une infante défunte di Ravel a La Mer di Claude Debussy e Sheherazade di Nikolaj Rimskij-Korsakov, ndr), ho pensato: “Sarebbe bellissimo lavorare con questa orchestra in maniera regolare, in maniera stabile.” Non ricordo di aver avuto questo desiderio da altre parti, con altre orchestre, in altre città. Io amo Milano. Ogni volta che atterro a Malpensa o a Linate, mi sento bene!

Ci racconti del suo rapporto con l’Italia e con Milano…
Come solista ho avuto l'onore di suonare con le più grandi orchestre italiane e ho avuto un rapporto molto speciale con Riccardo Chailly, con cui ho suonato spesso alla Scala. Ho avuto anche l’onore di fare musica da camera diverse volte in questo Paese. Amo la cultura e la lingua italiana.
Quali sono i suoi compositori preferiti?
Devo nominare i compositori appartenenti al mondo dell’opera: Verdi, Rossini, Bellini, Donizetti, Puccini…l’opera è un mondo che sto iniziando a scoprire, ma, certamente, ammiro profondamente questi compositori. E’ impossibile che non mi commuova ascoltando le opere di Puccini e di Verdi.

Ha lavorato con le orchestre tedesche e austriache, che differenza avverte rispetto alle orchestre italiane?
Direi, in generale, che c’è una sostanziale differenza di approccio alla vita. E quando l’approccio alla vita è differente, anche il fare musica è diverso. Gli italiani sono più “focosi” (“hot-blooded”), gli leggo negli occhi una maggiore passione, ed è quello che cerco da un’orchestra. L’atmosfera, in generale, è diversa in modo radicale, e da questo ne deriva anche un modo diverso di fare musica. Basti pensare che a Monaco o a Vienna, dopo le 21.30, non trovi neanche la cucina di un ristorante aperto, e invece, in Italia, la vita inizia a quell’ora!
C’è un ponte che mi unisce all’Italia, ed è il motivo per cui mi sento così bene qui: ho effettuato il test del DNA e ho scoperto di avere anche origini italiane!

Nella “sua” Stagione Sinfonica, vista la sua provenienza, avranno molto spazio i Concerti per Violino? Quali sono i suoi preferiti?
Adoro i Concerti per violino più famosi, li ritengo tali perché sono meravigliosi. Penso a Beethoven, Mendelssohn, Brahms, Sibelius, Cajkovskij.
Però attenzione: il violino è il mio strumento preferito, ma adoro profondamente tutti gli strumenti dell’orchestra. Ci saranno in Stagione due grandi solisti (con cui non affronteremo però il repertorio standard). Scoprirete di più nei prossimi mesi!
Dal 2017 ha un suo programma radiofonico su Radio-Klassik Stephansdom a Vienna (dove  parla con personaggi noti della loro passione comune per la musica classica, ndr). Cosa ha capito della musica grazie a questa esperienza?
Ho capito che, come musicisti, possiamo costruire ponti con persone che sono appassionate in altri ambiti. Questo non può accadere quando qualcuno non ha passione. Parlare di musica condividendo la mia passione fin dove è possibile perché “la musica inizia dove finiscono le parole”.

E’ interessante l’esperimento fatto dai Berliner Philharmoniker, in cui i musicisti dell’orchestra parlano del concerto. Che ne pensa?
A me piace molto questo approccio. Come tutte le cose, ha i suoi lati positivi e negativi, ma trovo interessante che i musicisti facciano questo, perché il fatto che un musicista venga intervistato da un collega lo fa sentire sicuramente più a suo agio.

Cosa pensi dell’Orchestra Sinfonica di Milano e del suo ulteriore potenziale di crescita?
Questa compagine, che possiede già un alto livello, ha un grandissimo ulteriore potenziale.  Sono molto grato a tutti i direttori che hanno contribuito allo sviluppo musicale di questa orchestra.

Quali altri interessi coltiva oltre alla musica?
Non ho tempo libero, purtroppo! Ma vorrei avere più tempo per lo sport (ho giocato tanto a calcio), vorrei approfondire le mie conoscenze relative all’arte e alla letteratura, oltre all’amore per il cinema (mia sorella è un’attrice e mi ha passato questa passione). In questo momento ho solo tempo per la musica.

Lei è così giovane, mi piacerebbe parlare della sua formazione musicale…
Ho iniziato a suonare il violino quando avevo 5 anni e mezzo, ma ho sempre voluto diventare un direttore d’orchestra. In proposito, c’è un video di me da bambino che dirigo con mio padre la Nona di Beethoven (ride). Ho iniziato a dirigere con mio padre, che è stato il mio primo insegnante di direzione, ma ho imparato da tutti i direttori con cui ho lavorato come violinista. E’ un processo di apprendimento continuo.

Dove vede l’Orchestra tra 5 anni?
Attraverso un lavoro di dedizione e di approfondimento continuo, io vorrei che questa formazione si imponesse sulla scena internazionale. Voglio che quando si parla di grandi orchestre italiane, si nomini innanzitutto l’Orchestra Sinfonica di Milano.

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