Orchestra Sinfonica di Milano - Articoli

Musica classica e contaminazioni: i Rhapsody of Fire

Pubblicato il 01/04/2025


Sabato 26  e domenica 27 aprile alle ore 20:00 è il momento del terzo appuntamento della rassegna POPs, nell’ambito della Stagione 2024/2025, una programmazione ormai diventata un classico dell’Orchestra Sinfonica di Milano, che, nelle scorse stagioni, ha registrato i grandissimi successi dei tributi sinfonici alla musica dei Queen, degli Abba, di David Bowie, di Fabrizio De André, dei Pink Floyd fino ai Beatles, oltre agli esperimenti di esecuzione in sincrono di colonne sonore durante la proiezione di pellicole che hanno fatto la storia del cinema, l’esecuzione delle musiche delle Serie TV, e molto altro ancora.

Sabato 26 e domenica 27 aprile arriva sul palco dell’Auditorium di Milano un tributo sinfonico a una band che ha fatto la storia del metal italiano e internazionale: i leggendari Rhapsody of Fire, con Alex Staropoli alle tastiere, Roby De Micheli alla chitarra, Alessandro Sala al basso, Paolo Marchesich alla batteria e con la voce di Giacomo Voli. La storica band dialoga per l’occasione con l’Orchestra Sinfonica di Milano diretta da Vito Lo Re.

Le contaminazioni, storicamente, sono alla base delle grandi scoperte, delle grandi opere d’arte e, anche, della grande musica.
Qualche esempio storico. George Gershwin, compositore a metà strada tra musica popolare, jazz e musica classica.


La sua musica pone le radici nella musica popolare americana, con ispirazioni legate alla musica nera e al jazz, ma aspira a emulare i modelli della musica colta europea. In Gershwin convivono le anime più disparate, dal ragtime alla musica delle big band, contribuendo in maniera decisiva, attraverso la contaminazione, a definire un sound americano che sfondò in giro e sui palcoscenici di Broadway con la Rapsodia in Blu e Porgy and Bess.

In questa postura creativa, il “classico” non è mai separato dal “popolare”.



Altro eccellente esempio sono gli Emerson, Lake & Palmer, forse massimo esempio del Progressive rock, un genere musicale che ha fatto della contaminazione la sua cifra principale, e che ha dialogato spesso con la musica classica. In tal senso, l’esempio più lampante è costituito da Pictures at an Exhibition, capolavoro datato 1971 degli, vera e propria rivisitazione del grande classico di Musorgskij “ornato” con gli inconfondibili timbri degli strumenti che più di tutti contraddistinguono questa avveniristica formazione, l’organo Hammond C3 e L100, i sintetizzatori modulari Moog e Minimoog e il Clavinet.


Per la prima volta un gruppo rock affrontava in maniera tanto ampia (e ambiziosa) un progetto di rielaborazione di una composizione classica, in un progetto in cui fu protagonista il virtuosismo di Keith Emerson, la batteria precisa e potente di Carl Palmer e la grande espressività della voce di Greg Lake.
I Rhapsody of Fire si innestano senz’altro nel solco di questa tradizione. Una band nata nel 1993 con il nome di “Thundercross”, che, fin dagli albori, unisce due grandi generi musicali: la musica barocca e la musica metal.
L'influenza della musica barocca nei Rhapsody of Fire è evidente nella complessità delle composizioni, nell'uso di armonie elaborate e nella ricchezza degli arrangiamenti. In queste musiche riecheggiano gli spiriti di grandi compositori del passato, da Antonio Vivaldi a Johann Sebastian Bach. L'uso delle fughe e delle progressioni armoniche tipiche del periodo barocco si ritrova in molti brani della band, che riesce a trasformare questi elementi in un contesto metal senza perdere tuttavia la loro essenza originale. Brani come Emerald Sword e Dawn of Victory sono esempi perfetti di questo connubio, dove le melodie orchestrali si intrecciano con il metal energico e le liriche raccontano storie epiche e fantasy, aggiungendo un ulteriore strato narrativo alla musica.
L'approccio innovativo dei Rhapsody of Fire ha influenzato numerose band nel panorama metal, contribuendo a rendere il metal sinfonico un sottogenere sempre più apprezzato e diffuso. Il loro lavoro ha aperto la strada a una nuova generazione di musicisti che esplorano l'incontro tra la musica classica e il metal, dimostrando come questi due mondi possano coesistere armoniosamente. In definitiva, i Rhapsody of Fire rappresentano un caso esemplare di contaminazione musicale riuscita, dimostrando che la fusione tra la maestosità della musica barocca e l'energia del metal può dare vita a un sound unico e avvincente, capace di trasportare l'ascoltatore in mondi epici e fantastici.
Quelle di sabato 26 e domenica 27 aprile sono due grandi occasioni per fare esperienza di come due generi distanti possano dialogare e dare vita a musica di alto livello, oltre a essere una speciale opportunità per vedere la storica band al completo sul palco dell’Auditorium di Milano, coadiuvata dalla potenza sonora dell’Orchestra Sinfonica di Milano diretta per l’occasione da Vito Lo Re.



RhapsodyofFire



Redazione

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