Orchestra Sinfonica di Milano - Articoli

Emmanuel Tjeknavorian sale sul podio della Sinfonica di Milano per un concerto travolgente

Pubblicato il 22/02/2024

In pochi giorni a Milano due direttori a cavallo dei trenta anni hanno illuminato il panorama musicale. Lorenzo Viotti (che di anni ne ha 33) alla Scala con un intenso Simon Boccanegra, ed Emmanuel Tjeknavorian (28 anni), nuovo Direttore Musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano, che con un programma dedicato all’Amore in Musica ha disegnato con stupefacente naturalezza nuovi equilibri nella scena musicale della sua generazione.
Viennese di origini armene, violinista, grande estimatore di Riccardo Chailly – al cui gesto si ispira – che ne ha elogiato il talento, Tjeknavorian sale sul podio visibilmente teso, quasi a volersi nascondere. Poi le vibrazioni dell’orchestra lo raggiungono, il calore del pubblico si percepisce anche senza necessità di applaudire. E allora si scioglie, lascia andare il braccio e la musica fluisce.

Lo scavo della partitura, l’attenzione al dettaglio, 
l’idea di insieme (un concetto, l’insieme, niente affatto scontato): 
va tutto molto oltre quel che ci potrebbe aspettare. 
Dimentichiamo i fenomeni facili, prodotti consumabili dello star system 
che ha invaso anche il modo della musica classica, qui c’è sostanza. 
Tanta sostanza.

Il programma era un Everest assai rischioso: Richard Wagner (Eine Faust-Ouvertüre ed il Prelude e Liebestod dal Tristano e Isotta) e Richard Strauss (la Suite dal Rosenkavalier e il Till Eulenspiegels lustige Streiche). Una scalata da cui il giovane maestro è uscito più che vittorioso. Un trionfo, per lui e per la (ormai, sua) splendida Orchestra Sinfonica di Milano. 

Raramente ascoltando la Suite dal Rosenkavalier si è percepito in modo così netto e definito l’odore di fiori in disfacimento così tipico della fine dell’Europa felix. Il canto del cigno di un’epoca, il languido abbandono alla fine. Un’esecuzione perfettamente viennese, che fa il paio con un Wagner dove nulla è lasciato al caso, o all’improvvisazione. Colpisce nella resa musicale la trasparenza di alcuni passaggi del Tristano, la lucentezza dei legni, un suono pulito, non troppo “grasso”, ma al contempo pieno. Frutto di uno studio profondo che lascia immaginare un futuro importante per Tjeknavorian.

Orchestra, si diceva, in grande spolvero: a proprio agio in un repertorio strutturato, solida in ogni parte, magnifica nei legni e negli ottoni. Una gioia e una ricchezza per Milano e per tutta l’Italia musicale.

Federico Freni

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