Orchestra Sinfonica di Milano - Articoli

Intervista a Giovanni Marziliano

Pubblicato il 16/06/2022

Continuano i nostri incontri con i direttori protagonisti del Festival Pops, un modo per far incontrare diversi mondi. Ora tocca a Giovanni Marziliano, concertino dei violoncelli dell'Orchestra Sinfonica di Milano. 
Come si incontrano la musica classica e quella Pop?

La Classica e il Pop-Rock sono due mondi assolutamente differenti e altrettanto affascinanti. La possibilità di unire i due generi è molto stimolante perché può far incontrare i followers di questi due generi, che normalmente faticano ad interagire. Probabilmente, poche persone appassionate di musica pop andrebbero ad ascoltare un’orchestra sinfonica che suona musica classica e invece, in questo modo, stimolate dal richiamo della canzone trascritta, loro possono trovare un mondo totalmente diverso con riti e modalità nuove e rimanerne piacevolmente colpiti.


Come ricordi tu, i Pops sono importanti per far dialogare repertori e pubblici diversi. Se penso a certa musica rock (Progressive Rock, ma anche alcuni album dei Queen), dentro la loro musica esiste già un dialogo tra Classico e Popular.

È assolutamente vero, ma dipende molto dalla scelta dei gruppi di cui si trascrivono le musiche per l'organico orchestrale e dai brani eseguiti. Alcune band sono ‘assolutamente classici’, e i Queen molto spesso lo sono.

Qualche giorno fa riflettevo proprio su quest’aspetto: ci sono autori pop-rock, metal, degli anni ’60, ’70 e ’80 che sono veri musicisti, prima di diventare star, con ampie competenze in ambito classico, ovvero hanno le idee chiare su quel che significhi scrivere un brano. Tra gli esempi più interessanti mi viene in mente Jon Lord, tastierista dei Deep Purple, ma certamente non è l’unico. Bisogna tenere a mente una questione importante: questi musicisti rock hanno scritto anche musica commerciale e orecchiabile, ma lo hanno fatto svendo alle spalle forti competenze classiche, un aspetto che si sente nelle loro canzoni. Questo discorso è valido anche per i Queen, i cui componenti erano tutti validi strumentisti.

Pensando ai Queen, mi viene in mente il bellissimo film dedicato alla figura di Freddie Mercury, Bohemian Rhapsody (2018, regia Bryan Singer). Nel film emerge un cantante che aveva una formazione classica, che prima di diventare il ‘mito’ Freddie Mercury è un ottimo musicista.
Tu nasci come violoncellista classico. Invece quando ti sei avvicinato alla musica rock?

Da adolescente. Avendo due fratelli molto più grandi di me, le uniche cose che si ascoltavano in casa era la musica di Who, Yes, Genesis…uno dei miei fratelli suonava la chitarra e aveva una grande passione per Pat Metheny, Frank Zappa. In casa nostra si ascoltava solo questa musica, anche i Queen certamente, ma all’epoca erano ritenuti 'troppo' pop. 

In seguito, c’è stato un periodo di distacco dal Rock, dovuto agli studi classici e ai primi anni in orchestra. Ho ripreso ad avvicinarmi a questo repertorio quando abbiamo iniziato a suonare trascrizioni di brani rock per quartetto di violoncelli. In questo modo, ho ripreso anche ad ascoltare quel genere e adesso è divertente dirigerlo.
Che cosa ti affascina della musica dei Queen?

Mi piace moltissimo la loro vocalità, in alcuni brani davvero straordinaria, e una certa varietà delle canzoni. Ci sono canzoni del primo periodo molto ‘classiche’, successivamente c’è una rottura degli schemi e alcuni brani diventano addirittura inaspettati (con cambiamenti di tempo improvvisi, accellerandi, rallentandi, parti sospese, soli di chitarra o batteria...). Tutti elementi che adesso sarebbero oggi improponibili, così come la durata dei pezzi (Bohemian Rhapsody dura 6 minuti!).

Valentina Trovato

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