Orchestra Sinfonica di Milano - Articoli

Intervista ai fratelli Jussen

Pubblicato il 20/02/2024

Tornano in Auditorium i Fratelli Jussen, diretti dal M° Santonja, per GLI JUSSEN E BARTÓK un programma particolare dedicato alla musica di Bartók. Scopriamo insieme qualcosa in più sui fratelli più famosi della Classica attraverso le loro parole rilasciate recentemente in alcune interviste.

© foto Angelica Concari

Fratelli si nasce, duo si diventa
I fratelli olandesi Lucas e Arthur Jussen, entrambi pianisti, ormai noti singolarmente sia come duo nel repertorio con due pianoforti oppure a quattro mani.

Studiate entrambi da quando eravate bimbi. Ma quando avete deciso di diventare un duo pianistico?
Arthur: è difficile indicare un momento esatto di svolta. Studiavamo con la stessa insegnante, vivevamo nella stessa casa, facevamo gli esercizi sullo stesso pianoforte, quindi perché non suonare insieme? Inoltre, in duo era anche un divertimento. Prima quasi un hobby, poi una cosa seria. Un piccolo concerto una volta, un debutto più importante un'altra. E a mano a mano ci sei dentro, suonare insieme è sempre stato lì, un'abitudine, una evoluzione naturale. Ed eccoci qui come duo, anche se ognuno ha anche una carriera solistica. 

Tra i vostri insegnanti c'è stata anche l'immensa Maria João Pires: con lei avete studiato come duo?
Lucas: no, solo come solisti. Per quattro anni, due dei quali ho studiato negli Stati Uniti e gli altri due a Madrid, io e Arthur siamo stati completamente separati l'uno dall'altro. Ma la maggior parte dello studio per noi avviene di norma individualmente. Solo il dieci per cento del nostro tempo lo passiamo a provare in duo. 

Abitate ancora nella stessa casa?
No, siamo sempre ad Amsterdam, ma oggi in due case diverse, però che si guardano, una in faccia all'altra, troppo lontani non riusciamo a vivere. 

Secondo voi è possibile raggiungere livelli così alti di perfezione nel duo pianistico essendo solo amici, e non fratelli o gemelli?
Sì, per esempio il duo Murray Perahia e Radu Lupu l'ha dimostrato e ci sono i loro dischi che parlano. Non devi per forza essere una famiglia. Anche se con lo stesso sangue c'è qualcosa di misterioso che ti trascina. 

(Amadeus, Pino Pignatta, Dicembre 2022)
© foto Angelica Concari
Una tastiera per due (fratelli)

"Fu il nostro primo maestro di pianoforte a suggerirci di suonare insieme, e non abbiamo mai smesso. All'inizio era un modo divertente per fare qualcosa insieme senza litigare. Oggi è bello sotto ogni punto di vista: i momenti della vita del concertista che quasi per tutti significano solitudine, treni e aerei, ristoranti e alberghi, noi li viviamo assieme".
Un ulteriore capitolo è la nomina ad "artista in residenza" dell'Orchestra Sinfonica di Milano: anche questa, per i fratelli olandesi Lucas e Arthur Jussen è doppia. Con la Sinfonica hanno debuttato lo scorso anno nel Concerto K 365 di Mozart (il nostro brano del cuore, quello che abbiamo suonato per primo in pubblico, io avevo 11 anni e Arthur 8, racconta Lucas) e con cui tornano stasera ad esibirsi in Auditorium, solisti nel concerto per pianoforte a quattro mani Anka Kusu di Fazil Say. [...]

Spesso quando i solisti sono due sono previsti due strumenti, mentre qui Say ha voluto che gli esecutori condividano la stessa tastiera. "Lo ha fatto per noi - spiega Lucas - preferiamo suonare a quattro mani su uno stesso pianoforte, nonostante i due strumenti assicurino più potenza di suono: stare così vicini ci permette di respirare assieme, di rendere praticamente uguale il nostro modo di muovere le mani, le braccia; articolare le dita; vi giuro che non è un'impressione, una suggestione mentale, ma un'esperienza fisica. [...] 

(Corriere della Sera, Enrico Parola, 16 marzo 2023 (Concerto "Il nuovo Mondo")
© foto Angelica Concari
Duo pianistico? Canino-Ballista, le Sorelle Labèque e il nulla. O meglio, nessun altro al livello delle due leggendarie formazioni per bravura, fama e ricercatezza di repertorio. Almeno fino a poco tempo fa, quando alla ribalta si sono affacciati dall'Olanda i fratelli Lucas e Arthur Jussen. Sono loro - under 30 con quattro anni di distanza uno dall'altro - a raccogliere il testimone del ricambio generazionale. 

(La Repubblica, Nicoletta Sguben, 16 marzo 2023)

Valentina Trovato

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