Manuel de Falla, il suono della Spagna moderna - Orchestra Sinfonica di Milano

Manuel de Falla, il suono della Spagna moderna

 Tra giardini notturni, danza e avanguardia europea, un ritratto del compositore nel suo tempo

Pubblicato il 23/01/2026

La stagione dell’Orchestra Sinfonica di Milano offre l’occasione di riscoprire una delle voci più originali e raffinate del Novecento europeo: Manuel de Falla. I concerti in Auditorium che ne propongono alcune delle pagine più celebri – Noches en los jardines de España e La vida breve venerdì 23 e domenica 25 gennaio  con il pianista Konstantin Emelyanov e il direttore Victor Pablo Pérez, mentre il 20 e 22 febbraio  con Emmanuel Tjeknavorian El sombrero de tres picos – diventano così un omaggio ideale nel centenario della sua nascita, ma anche un invito ad ascoltare la sua musica nel dialogo vivo con il suo tempo.

Nato a Cádiz nel 1876, de Falla fu pianista e compositore di straordinaria sensibilità, capace di fondere la tradizione musicale spagnola con le correnti più avanzate dell’Europa del primo Novecento. Dopo la formazione a Madrid, decisivo fu il trasferimento a Parigi nel 1907: nella capitale francese entrò in contatto con Debussy, Ravel, Dukas e con l’ambiente cosmopolita che stava ridefinendo il linguaggio musicale contemporaneo. Da quell’esperienza de Falla trasse un’attenzione nuova per il colore orchestrale, la trasparenza delle forme e l’allusione timbrica, senza mai rinunciare alla propria identità.

È proprio in questo clima che nasce Noches en los jardines de España, completata nel 1915. Non un concerto per pianoforte in senso tradizionale, ma una serie di “impressioni sinfoniche” in cui lo strumento solista si fonde con l’orchestra evocando giardini, notti e atmosfere andaluse. La scrittura è raffinata e sospesa, lontana da ogni esotismo superficiale: il folklore è interiorizzato, trasformato in colore, ritmo, respiro poetico.

Un carattere più drammatico emerge invece in La vida breve, opera giovanile che racconta una vicenda tragica ambientata nel Sud della Spagna. Qui de Falla intreccia canto popolare, danza e tensione teatrale, affrontando temi di forte impatto emotivo come l’emarginazione, il destino e il conflitto sociale. È una musica intensa e diretta, che guarda al teatro musicale europeo ma affonda le radici nella realtà culturale spagnola.
Ignacio Zuloaga y Zabaleta, Ritratto del compositore spagnolo Manuel de Falla
senza data, olio su tela

Con El sombrero de tres picos de Falla raggiunge una dimensione pienamente internazionale. Commissionato da Sergej Djagilev per i Ballets Russes e presentato nel 1919 con scene e costumi di Pablo Picasso, il balletto unisce ironia, vitalità ritmica e brillantezza orchestrale. La danza popolare diventa qui materia di un linguaggio moderno, in sintonia con le sperimentazioni coreografiche e musicali dell’epoca.

Statua di Manuel de Falla, in Avenida de la Constitución a Granada (Spagna)
Il confronto con i suoi contemporanei aiuta a cogliere la posizione unica di de Falla nel panorama europeo. Come Debussy e Ravel, seppe reinventare il folklore senza ridurlo a citazione; come Stravinskij, comprese la forza primitiva del ritmo e della danza; come Bartók, riconobbe nella tradizione popolare una chiave per rinnovare il linguaggio colto. In un’epoca segnata da grandi trasformazioni artistiche, de Falla costruì un ponte tra Sud e Nord, tra memoria e modernità.

La sua musica è così una vera geografia sonora del Novecento: Andalusia e Parigi, intimità e scena, tradizione e avanguardia convivono in un equilibrio raro. Ascoltare oggi Noches en los jardines de España, La vida breve ed El sombrero de tres picos in Auditorium significa riscoprire un autore che seppe parlare al suo tempo e continua a parlare al nostro. A cento anni dalla nascita, Manuel de Falla resta una voce luminosa, capace di attraversare confini ed epoche con una modernità sorprendentemente viva.

Redazione

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