
La parola “amateur” affonda le sue radici in una tradizione antica e nobile: quella di chi coltiva un’arte per puro amore, senza secondi fini. Già tra Sei e Settecento, soprattutto in ambito europeo, esistevano formazioni di musicisti non professionisti che si riunivano per fare musica insieme, spesso in contesti privati. L’amatore è, per definizione, «colui che ama senza chiedere nulla in cambio»: una figura che oggi torna centrale per comprendere l’identità dell’Orchestra Amatoriale della Sinfonica di Milano, una realtà che da vent’anni incarna pienamente questo spirito.
Il progetto nasce durante la stagione 2005/06 da un’idea di Luigi Corbani e di Matthieu Mantanus, con l’obiettivo di creare uno spazio in cui musicisti non professionisti potessero accedere al grande repertorio sinfonico. «Se ne parlava come di una sorta di leggenda», mi ricorda Luca Santaniello spalla dei primi violini della Sinfonica di Milano e tutor degli archi dell’Orchestra Amatoriale, «un’orchestra fatta di persone che venivano a suonare per pura passione». Fin dall’inizio, l’Amatoriale si configura come una realtà unica nel panorama italiano, capace di coniugare rigore artistico e apertura inclusiva, offrendo a tanti musicisti la possibilità di vivere da protagonisti un’esperienza altrimenti inaccessibile.
Come ricorda Ambra Redaelli, Presidente della Fondazione,
“
Celebrare i vent’anni dell’Orchestra Amatoriale significa celebrare l’anima stessa della nostra Fondazione.
Provo un immenso orgoglio per i musicisti, i tutor e il Direttore che, con coraggio, accettano sfide musicali di altissimo livello, trasformando lo studio in magia. Sono stati anni di crescita che ho vissuto con entusiasmo sin dal primo giorno, partecipando ai tanti concerti che ci hanno regalato: il loro entusiasmo è la nostra energia più preziosa. Continueremo a sostenere questo straordinario laboratorio umano e musicale con immutata passione
”
Nel corso degli anni, numerosi direttori hanno contribuito a costruire l’identità musicale dell’orchestra, portando ciascuno una visione diversa e arricchendo il percorso comune. Mantanus che preparerà l’orchestra nei primi anni di attività, il timone era passato poi a Jader Bignamini – agli inizi di una strabiliante carriera che lo avrebbe portato sui palchi più importanti del mondo, ora alla Detroit Symphony Orchestra - e a Giovanni Marziliano (concertino dei violoncelli della Sinfonica) e, dal 2016, ad Andrea Oddone.

l'Orchestra Amatoriale agli inizi
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Jader Bignamini dirige l'Amatoriale a Verona nel 2012
«Quello che nasce da questo rapporto è soprattutto una grande iniezione di energia», racconta Oddone, oggi tra le figure di riferimento, «che passa attraverso la passione di questi strumentisti per il grande repertorio sinfonico. È un lavoro che fa bene all’anima e al cuore, perché riporta al centro l’amore per la musica e per ciò che facciamo».
Uno degli elementi più distintivi dell’Amatoriale è il dialogo profondo con l’Orchestra Sinfonica di Milano. I tutor e le prime parti della Sinfonica affiancano i componenti della formazione amatoriale, creando un ambiente in cui competenza ed entusiasmo si alimentano reciprocamente. «Noi professionisti viviamo la musica come un lavoro, con tutta la sua complessità», mi raccontano i musicisti dell’Orchestra Sinfonica di Milano, «ma loro sono amatori nel senso più puro: amano la musica. E si affezionano profondamente a chi li aiuta a coltivare questa passione».

Andrea Oddone dirige l'Amatoriale in Rapsodie - foto Angelica Concari
Un tema che ricorre nelle chiacchierate con Alessandro Santaniello e Francesca Fagioli (tra le fila dei violoncelli e dei violini dell’Amatoriale), Alessandro Ruggeri (clarinetto della Sinfonica di Milano) e Laura Riccardi (spalla dei primi violini nei primi anni dell’Orchestra Sinfonica di Milano e tutor dell’Amatoriale all’inizio della sua storia). È proprio questo scambio a rendere l’Amatoriale un laboratorio umano e musicale unico, in cui si impara non solo a suonare meglio, ma anche a vivere la musica in modo autentico.
L’Amatoriale si rivela anche come spazio di libertà. Come mi ricorda Luca Tregattini “Tutti i martedì sera dalle 20 alle 23 circa, cascasse il mondo, noi ci troviamo qui in auditorium e studiamo prima a sezione con la nostra spalla Santaniello, le linee del basso con Franco Ramolini, e i fiati con Alessandro Ruggeri, e poi concertiamo tutto con Andrea Oddone. Non ci sono compleanni o partite di Champions che tengano...noi abbiamo un appuntamento fisso”.
Mario Shirai Grigolato, primo violoncello della Sinfonica di Milano mi racconta i suoi inizi come tutor dell’Amatoriale: «Io sono entrato nell’Amatoriale un paio d’anni dopo la sua nascita e ricordo benissimo la prima prova: «Mi sono fatto coraggio e ho chiesto se ci fossero assenti. Mi dissero: “solo due persone”. Al ché ho risposto che “Nella mia fila, durante le prove della Sinfonica, invece, siamo sempre tutti presenti. Ricordo, poi, prove con diciassette violoncelli, mentre altre sezioni erano quasi vuote: è un’immagine che mi è rimasta impressa».
La vera storia dell’orchestra si scrive nei momenti condivisi, dentro e fuori dal palco. «Per me l’Amatoriale è sempre stata una famiglia», racconta Remo Ghirardi, avvocato e violinista presente quasi fin dagli inizi. «Sono arrivato al secondo concerto, e da allora ho vissuto praticamente tutte le stagioni». I ricordi si intrecciano tra musica e vita quotidiana.
Non mancano episodi intensi, in cui la musica diventa strumento di relazione e conforto. «Ricordo con grande emozione il concerto al carcere di Bollate», raccontano Remo Ghirardi e Alessandro Santaniello. «Un detenuto, intervistato al telegiornale, disse che era stato un grande momento di evasione». Parole che restituiscono il senso più profondo del fare musica insieme. Allo stesso modo, i concerti all’Istituto dei Tumori hanno lasciato un segno indelebile: occasioni in cui il suono si trasforma in presenza, vicinanza, condivisione.
Anche i legami personali nascono e si sviluppano all’interno di questa esperienza. «Nell’Amatoriale ho conosciuto quella che poi è diventata mia moglie», racconta un altro musicista. «È una realtà che ti entra dentro, perché qui non si suona soltanto: si vive insieme». E c’è chi sottolinea come questo ambiente riesca a mettere tutti sullo stesso piano: «Qui cerchiamo il piacere puro della musica. Certo, c’è impegno, ma non c’è il peso del giudizio: se sbagli, non rischi nulla. È qualcosa che va oltre il semplice divertimento».

Mario Shirai Grigolato violoncello solista con l'Amatoriale - foto Angelica Concari
A distanza di vent’anni, questo spirito è più vivo che mai e trova una nuova espressione nel concerto del 28 marzo, che vedrà protagonista il
Doppio concerto di Brahms. Un brano simbolico, come racconta Mario Shirai Grigolato: «È come scalare una montagna: il primo movimento è la salita, lunga e impegnativa, tutta da costruire passo dopo passo; il secondo è la vetta, dove finalmente respiri e ti godi il panorama; il terzo è la discesa, più libera, fino all’arrivo». Un’immagine potente, che riassume perfettamente il percorso dell’Orchestra Amatoriale: una scalata collettiva, fatta di impegno, passione e condivisione.
E proprio come ogni vetta conquistata, anche questi vent’anni non rappresentano un punto di arrivo, ma una nuova partenza: con la stessa energia, lo stesso entusiasmo e lo stesso, inesauribile amore per la musica.