Tre partiture, tre modi di reinventare la materia classica. Con l’Ottava sinfonia, Beethoven apre la forma sinfonica a una nuova leggerezza, rinunciando agli accenti eroici a favore di una scrittura più mobile e cantabile. Su questa linea si inserisce Gulda, che nel suo Concerto per violoncello – interpretato dal giovane Jeremias Fliedl – rilegge il linguaggio concertante dall’interno, contaminandolo con elementi jazzistici e improvvisativi e trasformando il rapporto tra orchestra e solista in uno spazio di continua invenzione. All’estremo opposto, Webern porta questa trasformazione a una radicale essenzialità: nei Fünf Sätze ogni gesto sonoro si contrae fino a diventare pura tensione espressiva.