Orchestra Sinfonica di Milano - Intervista A Roberto Cominati
VT 
Guardando la sua biografia, al di là del suo curriculum di assoluto valore, risalta la duplicità del suo percorso diviso tra la passione per i voli e il pianoforte. Come nasce la passione per il cielo e la musica? Cosa hanno in comune?

RC 
Non hanno assolutamente nulla in comune le due attività. Fare il pilota non c’entra assolutamente con un’attività artistica, creativa, in cui si richiede un’unicità nel suonare. Quando mi invitano a suonare, immagino che vogliano sentire la mia esecuzione e non quello di un altro, invece nel momento in cui lavoro per una compagnia aerea, non desiderano un pilota che si distingua dagli altri. Penso che ormai oggi sia sempre più diffusa l’attitudine ad avere dei dipendenti ‘standardizzati’.
Ho avuto la passione per il volo sin da bambino. Nell’infanzia amavo molto i mezzi di trasporto grandi: transatlantici, navi da crociera, sognavo di avere un camper in cui si poteva dormire… L’idea che all’interno di un aereo ci potesse muovere, camminare, mentre il mezzo era in movimento, è qualcosa che mi ha sempre affascinato. Amavo molto gli autobus da bambino, poi un giorno sono salito su un aereo e me ne sono innamorato.
VT 
Mi ha molto colpito una sua vecchia intervista al Corriere della Sera in cui dice di essere divenuto pianista “controvoglia”.

RC 
In fin dei conti è vero, per me suonare era un po’ come andare a scuola. I miei genitori mi avevano portato a iniziare a studiare pianoforte e come ogni bambino volevo far felice i genitori. E quando loro si sono accorti che suonavo bene, si sono molto appassionati…a un certo punto suonare è diventata una professione e ci ho creduto anch’io. La passione per la musica non è nata come un fuoco sacro, se lo è stato, lo è diventato dopo.
VT
In un mondo perfetto, quali concerti per pianoforte le piacerebbe suonare?

RC
Uno dei più bei concerti che ho suonato (purtroppo solo una volta) è il Secondo di Brahms, che mi piacerebbe suonare di nuovo. Un altro lavoro è sicuramente il Secondo di Prokof’ev, che avevo studiato tempo fa. 
Intervista a cura di Valentina Trovato

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