"Un arco, che dal tono severo del primo movimento si apre a una piena affermazione di fiducia nella vita del finale”. Le parole con cui Bartók parla del Concerto per orchestra potrebbero descrivere efficacemente anche la Quinta sinfonia di Beethoven, dove la celeberrima e oscura cellula iniziale – “il destino che bussa alla porta” – conduce fino al trionfale ultimo movimento. Eppure, il cammino si compie in modi profondamente diversi. In Beethoven, l’orchestra procede come un corpo compatto, guidato da una forza interna che tutto unifica. In Bartók, il suono si frantuma e si moltiplica, disegnando una trama mobile e cangiante. Diego Ceretta torna sul podio di Largo Mahler per due capolavori lontani ma uniti dalla stessa idea: la musica come risposta creativa alla crisi e come conquista di una nuova luce.