Come ricorda Vacchi a proposito di Voci di notte, “la notte è per sua natura rarefatta, colma di assenza, di sonno. Ma è anche il tempo del sogno, che lenisce l’assenza evocando ricordi, attese, speranze”. E in questo stesso spazio immaginativo si muovono anche i personaggi di Čajkovskij, da Romeo e Giulietta a Lo schiaccianoci, sospesi tra amore e tragedia, fiaba e teatro. La notte si fa infine spazio di trasformazione continua, come nel gioco di variazioni della Rapsodia su un tema di Paganini di Rachmaninov, qui affidata al talento di Alexandra Dovgan, dove un’unica idea si moltiplica in infiniti volti sonori.