Se si vuole capire a fondo (o intuire vagamente) cosa sia l’Austria, occorre fare riferimento a una frase estratta da Danubio, raccolta di racconti partoriti dalla penna intelligente di Claudio Magris pubblicata nel 1986, che narra di un viaggio in compagnia di amici attraverso i luoghi in cui sono nati, vissuti o passati personaggi più o meno noti della storia, della cultura e della letteratura mitteleuropea.
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L'austriacità è arte della fuga, vagabondaggio, amore della sosta nell'attesa di una patria che, come dice il viandante di Schubert, è sempre cercata, presagita e mai conosciuta. Questa patria ignota, nella quale si vive su un conto in passivo, è l'Austria, ma è anche la vita, amabile e – sull'orlo del nulla – lieta
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Alfred Eschwé propone quest’anno una gita musicale che dalle zone più remote del (fu) Impero ci porta dritti a Vienna: dai suggestivi Quadri ungheresi di Bartòk a una selezione straussiana che più iconica non si può, tra cui spiccano la Trisch-Trasch Polka e il Valzer dell’Imperatore.